Incontro del 24 ottobre 2007 con i genitori dei bambini di 3° elementare
Nel dopocena piovoso di mercoledì un nutrito (ma non completo) gruppo di genitori dei bambini delle terze classi elementari si è ritrovato presso i locali della parrocchia per il primo incontro con Don Marcello e i catechisti.
Per me è la seconda volta che mi presento a questo appuntamento, avendo un figlio di 3 anni più grande, ed è per questo che lo spirito con il quale mi sono recata in parrocchia è stato diverso dalla volta precedente, poiché stavolta sapevo cosa mi aspettava! Quindi se 3 anni fa ero soprattutto curiosa di cosa potesse accadere nel corso di certi incontri, questa volta ero assolutamente felice di esserci e ansiosa di sentire le parole di Don Marcello e dei catechisti.
Prima di tutto c’è stata l’accoglienza, di noi genitori all’interno della comunità, in modo diciamo “ufficiale”. Don Marcello ha sottolineato l’importanza della comunità rappresentata dalla parrocchia e quindi dalla Chiesa: ritrovarsi insieme, condividere qualcosa di talmente grande, nei momenti difficili così come nei momenti di estrema gioia (e qui non può non venirmi in mente la comunione di mio figlio o la celebrazione della professione perpetua di Suor Anna Maria Spina) diventa parte integrante del quotidiano… e una domenica passata senza la messa…è un po’ meno domenica!
Tema centrale della serata, la domanda di Don Marcello: “perché abbiamo scelto questo percorso per nostro figlio?”. Domanda semplice, quasi ovvia, ma quanti di noi se la sono fatta prima di prendere tale decisione? Speriamo tanti.
E’ indubbio che siamo noi genitori che facciamo la scelta di iscrivere i nostri figli al catechismo, siamo noi che decidiamo di far prendere loro il sacramento della confessione e della comunione (e se ci riusciamo anche della cresima!) , ma ognuno di noi può avere motivazioni diverse che lo portano a fare questa scelta.
Possiamo aver compiuto questa scelta perché è abitudine fare così in una famiglia cattolica. Oppure perché questo percorso a noi è stato imposto e non ci siamo fatti troppe domande sul perché, quindi oggi ci viene naturale (scontato?) far fare la comunione ai nostri figli. O ancora perché la nostra esperienza di cristiani (o aspiranti tali) ci ha dato e ci dà ogni giorno veramente tanto, e desideriamo provare almeno a far sì che i nostri bambini si avvicinino a questa esperienza che ci aiuta ma soprattutto ci insegna a vivere. E ancora per quali altri motivi?
Altra domanda di Don Marcello: “Si nasce cristiani ? E se non si nasce cristiani, quando si diventa cristiani?”. No, non si nasce cristiani ma lo si può diventare. E si capisce di essere diventati cristiani quando si riconosce che in noi c’è un “prima e un dopo”, nella nostra vita, nel nostro modo di essere e di comportarci, nel nostro sentire. Quando in noi si è operata una conversione.
Don Marcello infatti ha sottolineato il vero significato della parola conversione:
il termine conversione suggerisce l’immagine di una persona che, accorgendosi di camminare su una strada sbagliata, decide di tornare sui suoi passi e di incamminarsi in una direzione diversa. La conversione è una presa di coscienza “esistenziale” che può avvenire in seguito all’azione persuasiva di una terza persona oppure alla considerata riflessione personale. Si decide, così, di cambiare il corso della propria vita,riorientando i propri atteggiamenti e comportamenti secondo criteri diversi da quelli seguiti fino a quel momento (citazione da Wikipedia – l’enciclopedia libera).
Condizione indispensabile per percorrere questo cammino e giungere all’obiettivo è quindi: conoscere se stessi.
Questo in sintesi quanto è stato detto mercoledì sera. Ricordiamoci sempre che la comunità siamo noi e che ognuno di noi può dare il suo contributo a farla crescere e migliorare.
Marta Cavallini (mamma di Mattia e Alessia Dini)




