Senso di colpa e gioia del perdono
Parrocchia SS. Gervasio e Protasio
Incontro con i genitori dei bambini di 3a elementare che a Maggio faranno la Prima Confessione - 30.03.2008 don Marcello
Senso di colpa e gioia del perdono
Faticosa relazione dell’uomo con il male, con il suo proprio male.
Tentativi per rendere meno conflittuale il rapporto.
Negare il male – ignorarlo – minimizzarlo – irriderlo – scaricarlo sugli altri: strutture – società – su Dio – sul Maligno;
C’è chi lo vede dappertutto – chi ne è ossessionato – chi vorrebbe eliminarlo – chi non conosce senso di colpa – chi predica che trasgredire è bello – chi si pente del proprio male – chi ne chiede perdono (anche se non sempre è creduto) – chi perdona il malfattore – chi giunge a benedirlo per i vari effetti positivi.
Alla radice del senso di colpa
Filosofo, psicologo, teologo moralista non hanno dubbi: oggi sembra sparito il senso di colpa.
C’è chi lo coglie come: conquista, liberazione psicologica.
Trasgressione e colpa: un nesso costitutivo.
Ogni persona è libera di avere un codice di comportamento morale. Tutti ce l’hanno.
Se si contraddice questo codice è inevitabile percepire una reazione interiore negativa. Tradimento delle proprie convinzioni – rinnegato la propria identità – autodistruzione.
Non è un atteggiamento necessariamente religioso o indotto da un superiore particolarmente autoritario. La psiche umana è regolata così.
Tentativo di negare il nesso.
Tentativo di negare la propria responsabilità. Viene spontaneo negare d’avere sbagliato.
Meccanismi di difesa. La cui funzione è quella di proteggere la stima dell’io e della propria immagine. Ma l’operazione di difesa riesce solo a metà. La sensazione negativa si espliciterà comunque. E potrà produrre disturbi sul soggetto.
Quella certa frustrazione esistenziale…
Certe forme depressive possono essere segno d’un senso di colpa represso o inibito.
Non depressioni clinico-patologica, ma senso di inadeguatezza e tristezza diffusa, di perdita della capacità di godere la vita e delle piccole e grandi cose che riempiono ogni giornata, della poca voglia di aprirsi agli altri che porta all’abbassarsi della stima di sè, della chiusura in se stessi, di quel disagio e insoddisfazione costante che producono noia e tedium vitae, di quel calo di tonalità esistenziale, di senso poetico ed estetico del vivere più evidente e deprimente oggi.
Senso di colpa e mistero dell’io
C’è un altro nesso tra senso di colpa e dignità umana. Quando la persona riconosce il proprio errore e resiste alla tentazione di negarlo in quel momento fa una serie di affermazioni importanti per cogliere il senso della propria identità e del proprio mistero.
Nostalgia di verità.
- Il senso di colpa esprime il bisogno di conoscersi, (io attuale) di sapere chi si è e ciò a che siamo chiamati a essere. (io ideale)
- Il senso di colpa non è solo accettazione del proprio male, ma anche riconoscimento della sua carica negativa, e dunque amarezza e risentimento personale di fronte ad esso. Si riconosce che si può fare di più.
Segno e sfida di libertà.
- Solo la persona può provare rimorso per quel che ha fatto.
- L’uomo è libero, non solo perché può scegliere tra due alternative ugualmente attraenti (libero “di”), ma nella misura in cui avverte maggiormente l’attrazione per ciò che esprime lo splendore della verità (libero “per”).
- Il senso di colpa è il segnale di questa libertà o almeno la nostalgia di essa.
- Smarrire il senso di colpa significa smarrire il bene della libertà e in definitiva se stessi.
Assunzione di responsabilità
- Il senso di colpa è coraggiosa affermazione di responsabilità, segno di verità con se stessi.
- non si fugge da se stessi, non si cercano alibi o scusanti furbe non si addebita ad altri quanto è parte di sé o noi stessi abbiamo commesso, non ci si nasconde dietro patetiche operazioni autodifensive, né si racconta la solita storia che è tutta colpa del passato o dell’inconscio e dell’ambiente o della mamma.
- Responsabilità nella etimologia significa respons-abilità, capacità di risposta davanti ad un altro, dinanzi alla vita. Quindi responsabilità non si riduce a una sensazione autospeculare, d’un io tutto chiuso nella sua individualità, ma deve diventare relazione, alterità, accoglienza dell’altro, propria responsabilità nei suoi confronti.
- Proprio per questo si parla di assunzione di responsabilità. C’è differenza tra ‘ammissione’ e ‘assunzione’ di responsabilità.
Coscienza del peccato e mistero di Dio
- Anche il senso di colpa può e deve essere superato: dal senso di colpa alla
coscienza di peccato. Dal mistero dell’uomo al mistero di Dio.
- Il peccato è ciò che disumanizza la persona che contraddice il progetto di amore di Dio.
- Il peccato è realtà umana in sé negativa e deprecabile anche se chi lo compie non l’avverte come tale.
- La coscienza del peccato è atteggiamento credente e religioso, indica consapevolezza e rielaborazione del peccato che può giungere a trasformarlo.
- La coscienza del peccato è da un lato segno della maturità umana e spirituale, dall’altro è qualcosa che avvicina a Dio, ce lo fa conoscere in maniera particolare.
- Gesù e i peccatori.
- Gesù e l’adultera Gv 8,1-11: “nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno. Va e non peccare più. Gesù distingue e non condanna la persona che ha sbagliato, ma condanna il male che ha compiuto.
Senso di colpa e coscienza di peccato
- Il senso di colpa è un orientamento mirato impresso alla propria identità, nel senso della verità, della libertà e della responsabilità.
- Il senso di colpa è una reazione istintiva, naturale dell’esperienza del limite.
- E’ possibile andare oltre e superandolo. Come ?
Dal senso di colpa alla coscienza
- La coscienza di peccato è come un senso di colpa ‘educato’ in una certa direzione, quella religiosa.
- Il senso di colpa è psicologico, come la colpa.
- La coscienza del peccato è teologica, come il peccato: fa riferimento a Dio, alla sua verità, al suo giudizio, alla sua misericordia, al suo perdono. Esige un certo cammino di maturazione.
- Il senso di colpa è universale, è ineliminabile (ancorché a volte smentito e non sempre colto nelle sue aperture).
- Non tutti raggiungono la coscienza del peccato.
- Oggi in generale ‘il senso’ in quanto tale ovvero la semplice sensazione, la percezione immediata di sé e in definitiva il vivere a livelli superficiali sembra prevalere sulla coscienza o sulla percezione più profonda di sé.
Dallo psicologico al teologico
- Il senso di colpa si esaurisce nel soggetto. E’ psicologico.
- La coscienza del peccato si apre la possibilità preziosa d’una esperienza di Dio e del suo amore. E’ teologico.
- Distinzione importante, poiché nel senso di colpa tutto si esaurisce entro una logica umana e decisa tutto sommato dal soggetto, e dunque anche esposta alle sue contraddizioni, ai suoi giudizi troppo allegri e permessivi o al contrario inflessibili, radicali, fissazioni, scrupoli, pretese, paure. Non c’è peggior giudice dell’io nei confronti di se stesso.
- L’esperienza del male nella coscienza di peccato offre una possibilità di una conoscenza nuova di Dio e apre strade di una vera conoscenza di Dio.
- Gesù ama i peccatori e rimprovera chi si ritiene giusto.
- “Qualunque cosa il nostro cuore ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore” 1Gv 4,20
Dall’autoreferenzialità alla relazione
- Il senso di colpa nasce e si sviluppa dinanzi a se stessi e alla considerazione del proprio limite (è autoreferenziale), spesso determina delusione e sconcerto per i propri fallimenti, come una ferita narcisistica che provoca rabbia e rancore contro se stessi e una certa idea presuntuosa di sé.
- La coscienza del peccato nasce dalla scoperta dell’amore di Dio (è relazionale), è tanto più forte quanto più ci si sente amati da Dio, e genera dispiacere sincero per aver offeso chi ci ha voluto bene d’un amore grande.
- Chi prova solo senso di colpa spesso finisce in un circolo vizioso che poi è alla radice di tante forme distorte rabbiose e autocolpevolizzanti o addirittura nevrotiche del senso della propria fallibilità, e che ricade sempre sull’io (per questo può essere nevrotico, la nevrosi nasce sempre o di solito dall’eliminazione della relazione).
- Chi impara la coscienza di peccato avverte dietro di sé il dolore, che è il dispiacere sincero d’aver offeso l’amore di Dio e dunque qualcosa di relazionale.
Dalla sincerità alla verità.
- Il senso di colpa proprio perché nasce autospeculare rischia di essere normalmente superficiale, ovvero giunge alla scoperta delle proprie sensazioni e stati d’animo, ma non ha il coraggio di scoprire le motivazioni profonde dell’agire perché ha paura di scoprire chissà cosa, chissà quali mostri o cattiverie dentro il cuore e giunge tutt’al più alla sincerità
- La coscienza del peccato che nasce davanti all’amore di Dio, non teme invece di scoprire la verità, cioè la radice dei comportamenti ed emozioni, non si ferma a ciò che si può vedere o riconoscere facilmente, ma va a cogliere le motivazioni profonde, perché in ogni caso può contare sulla tenerezza misericordiosa di Dio.
- Per questo il senso di colpa è contraddittorio, ti fa sentire in colpa per cose da niente per trasgressioni comportamentali, oppure scatta solo in presenza di prescrizioni legali, fissate da qualche regola o codice, mentre poi non fa avvertire la gravità di certi egoismi più sottili e di velate mancanze d’amore verso l’altro Per questo il senso di colpa è infantile, mentre la coscienza del peccato indica sempre coscienza adulta.
Dalla lotta psicologica alla lotta spirituale
- Il senso di colpa può innescare conflittualità interna dell’io contro una parte di sé. Lotta ossessiva e vana. Lotta psicologica.
- Chi vive la coscienza del peccato vive anch’egli una certa conflittualità dentro di sé, ma la porta fuori dell’io, è la lotta spirituale dell’uomo credente che combatte la vera lotta con Dio, lotta contro l’idea subito percepita come umiliante, d’essere amato da Dio nella propria non amabilità.
- E’ questa la vera lotta. Tutti vogliamo essere amati, ma poi di fatto non ci viene facile lasciarsi benvolere senza aver fatto niente per meritarlo. Noi vogliamo meritare la benevolenza altrui. Ci disturba l’idea d’essere amati nella nostra fragilità, nel nostro limite, come ci ama Dio.
Dal passato al futuro
- Il senso di colpa è rivolto indietro. Qualcosa è accaduto e non può esser cancellato.
- La coscienza del peccato riconosce il passato non solo davanti a se stesso ma di fronte a Dio, questo passato colpevole è aperto alla speranza d’un futuro diverso, è sciolto da ogni determinismo. Riscattato dalla sua negatività. Addirittura trasformato anche in esperienza positiva. E nella coscienza del peccato si può intendere correttamente il principio psicologico secondo il quale la persona può non essere completamente responsabile dei suoi errori passati, ma in ogni caso è responsabile dell’atteggiamento che assume al presente di fronte ad essi.
Dall’autoassoluzione alla ‘nuova creazione’
- Chi si sente oppresso dal senso di colpa può ricorrere alla confessione come uno strumento di sollievo psicologico, senza trovarlo o trovandolo solo momentaneamente , perché il sacramento non è una tecnica o cura psicoterapeutica.
- Oppure chi prova un senso di colpa non sente così necessario ricorrere al sacramento, fa ‘tutto in casa’, s’aggiusta, s’arrangia, si autoassolve, o all’opposto si disprezza, si autocestina, o va a confessarsi quando la misura è colma o quando ‘tocca’ per togliersi il peso o il pensiero.
- Chi sente la coscienza del peccato sente la necessità della confessione, ma non la vive come semplice liberazione di un peso dei propri peccati, o tanto meno come paura della pena o del giudizio, bensì come nuova creazione, come grazia ricreativa, come affidamento-consegna della sua vita nelle mani di un Padre-creatore che ripete: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.’
- La confessione è la creazione nel tempo; riprende e rinnova il progetto delle origini, non cancella semplicemente ma dà vita; non toglie, ma crea, non dimentica i peccati, anzitutto, ma rinnova la memoria degli inizi, perché quel piano di Dio si compia, nonostante le debolezze della creatura. E’ questa energia creativa che viene da Dio e dunque è più forte del peccato che lentamente plasma nella persona l’uomo nuovo.
Dal dolore alla gioia del perdono
- Il senso di colpa nella misura in cui è soggettivo e superficiale, non giunge a sperimentare la gioia del perdono.
- Prima non aveva il dolore nella denuncia delle proprie responsabilità così ora non ci sarà la gioiosa sensazione della liberazione e del perdono ritrovato: gioia e dolore sono sentimenti che suppongono una relazione come tutti i sentimenti sani.
- Nella coscienza del peccato invece è vissuta la relazione, ne è all’origine: colui che si sente profondamente peccatore dinanzi a Dio sperimenterà poi anche la gioia della sua misericordia che s’effonde su di lui.
- Il vero nemico della vita spirituale non è ciò che si oppone all’ipotesi-Dio, quanto semmai la superficialità, la mediocrità, l’analfabetismo emotivo e spirituale che impedisce d’approfondire alcunché e ci fa restare alla superficie della vita, dei sentimenti, degli interrogativi della propria umanità. E’ quel debolismo di pensiero che ci impedisce di giungere alla verità di noi stessi, del nostro essere peccatori e del nostro essere figli.
Dal peccatore al figlio e viceversa
- Il senso di colpa rischia d’essere come un itinerario interrotto nel viaggio verso la verità di se stesso che deve necessariamente passare per certe tappe.
- La coscienza del peccato consente di fare questo viaggio, o di mettere insieme la sensazione di una certa disperazione e poi la speranza per lasciarsi afferrare da quella mano che ci fa uscire da noi e ci apre a un nuovo orizzonte.
- La confessione è proprio ciò che celebra e tiene insieme queste due sensazioni, posta com’è sul crinale tra miseria e misericordia, tra disperazione e speranza.
- Pascal l’aveva illustrato in modo folgorante quando aveva opposto alla disperazione dell’anima che vedeva il suo male profondo queste parole divine: “I tuoi peccati ti saranno rivelati nel momento stesso in cui ti saranno perdonati”. E’ solo nel momento del perdono dell’amore intenso e gratuito, che va al di à dei meriti e demeriti che uno prende coscienza del proprio peccato e della sua gravità, perché solo l’amore può suscitare il dolore. Ci si pente dopo che si è stati perdonati. Si prende atto di essere peccatori quando si ha coscienza di essere figli.
Dal complesso di colpa alla coscienza pasquale
- Il senso di colpa segnala il primo gradino nella formazione della coscienza penitenziale.
- Se non c’è senso di colpa vi sarà l’indifferenza e l’assenza di ogni consapevolezza più o meno sofferta della propria vulnerabilità morale.
- Ma se il senso di colpa è presente non sempre si apre alla coscienza di peccato, ma potrebbe chiudersi in se stesso, trasformandosi in complesso di colpa, ovvero in un ritorno della sensazione colpevolizzante su di sé, con accenti più o meno ossessivi e depressivi e la costante sensazione d’esser condannati da un super io rigido e perfezionista o da un dio che non ha nulla in comune col Padre di Gesù Cristo descritto nei vangeli.
- Se invece il senso di colpa cammina nella direzione giusta aprendo al mistero dell’io si trasforma in coscienza di peccato, coscienza pasquale, del ladrone graziato e del figlio riabbracciato dal padre, coscienza che non solo scopre il peccato, ma che contempla il mistero di Dio.
don Marcello




